La Vela e la costituzione

Il 4 dicembre i cittadini italiani saranno chiamati a votare per il referendum sulla riforma della Costituzione, che porta il nome del Ministro per le Riforme Costituzionali, Maria Elena Boschi, ed è stata fortemente voluta dal governo guidato da Matteo Renzi.

La riforma è stata approvata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale ad aprile 2016. Ma, per entrare in vigore, deve essere confermata da un referendum costituzionale. Questo tipo di referendum segue delle regole particolari e, al contrario di quelli normali, è confermativo e senza quorum.

Il percorso della riforma è stato lungo e difficile, ed è iniziato prima dell’insediamento del governo Renzi. Ha preso l’avvio dal parere formulato nel 2013 da una commissione di esperti nominata dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Si è arenata quando il governo di Enrico Letta è caduto, ed è ripartita, sulla base di un accordo con l’opposizione, quando Renzi si è insediato. All’inizio del 2014 è stata approvata, ma con una maggioranza inferiore ai due terzi dei membri delle Camere, perché nel frattempo l’accordo con l’opposizione era venuto meno. Per questo motivo, prima di entrare in vigore necessita dell’approvazione referendaria.

La riforma, in estrema sintesi, incide sulla seconda parte della Costituzione, mette fine al bicameralismo perfetto, trasforma il Senato in un Senato delle regioni, modifica l’iter legislativo, cambia le regole per referendum e leggi di iniziativa popolare, rivede la ripartizione delle competenze fra Stato centrale ed Enti locali, e apporta vari altri cambiamenti.

In vista del voto ha preso il via un acceso dibattito: personalità politiche, costituzionalisti, autorevoli opinionisti, associazioni e comitati, si sono schierati da una parte e dall’altra. Per i favorevoli si tratta di ammodernare e semplificare il sistema istituzionale adeguandolo alle esigenze di oggi, per i critici la riforma è mal scritta e creerà un ampio contenzioso tra Stato e Regioni, ma soprattutto concede troppo potere al governo, in particolare abbinandosi alla legge elettorale recentemente approvata.

Da ultimo, ha sollevato polemiche anche il testo del quesito del referendum costituzionale, accusato di favorire il Sì, illustrando la riforma in modo troppo favorevole.

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016”

Dal momento che si tratta di votare sulla nostra Carta fondamentale, modificando l’assetto istituzionale, è importante riuscire a capire come è articolata e quali conseguenze potrebbe avere la riforma, soppesando le ragioni del Sì e le ragioni del No, ma anche ricordando la storia della nostra Costituzione.

Per questo motivo abbiamo selezionato una serie di libri da leggere in vista del referendum costituzionale:

 

Perchè Sì (Laterza) a cura di Massimo Rubechi, dirigente e consigliere giuridico del Ministero per le riforme costituzionali, e con la prefazione del Ministro Maria Elena Boschi offre ai lettori il punto di vista di chi ha concepito e scritto la riforma. Il libro raccoglie quindici saggi, concepiti per chiarire le ragioni del Sì, fra cui: il superamento del bicameralismo perfetto con un Senato delle autonomie, la semplificazione del processo legislativo, la razionalizzazione delle competenze fra Stato e Regioni, la riforma degli strumenti di partecipazione popolare, la garanzia di maggiore stabilità istituzionale.

 

Perché No (PaperFirst) di Marco Travaglio e Silvia Truzzi, si dichiara subito totalmente contro “la riforma Boschi-Verdini”. I due autori si propongono di svelare le bugie e i voltafaccia di chi sostiene il Sì. Il libro, un successo in libreria, critica una per una le tesi di chi è favorevole e illustra le proposte alternative per una buona riforma, i modelli stranieri e le ragioni per votare No al referendum costituzionale.

 

Sandra Bonsanti ne Il canto della libertà (Chiarelettere) affronta il tema della democrazia partendo da una domanda fondamentale: si può insegnare la democrazia? Lo fa attraverso la favola di un vecchio professore e delle sue lezioni, a un gruppo di giovani, in una piccola libreria di quartiere. Alla scoperta dei maestri del passato, e di parole come libertà, amore, bellezza e giustizia, perché tornare alla prima volta che furono pronunciate significa ritrovarne tutta la forza e il valore.

Guido Crainz e Carlo Fusaro, autori di Aggiornare la Costituzione (Donzelli), sottolineano che la riforma non tocca i principi fondativi contenuti nella prima parte della Costituzione, ma si limita ad introdurre degli aggiornamenti alla seconda parte, con l’intento di rendere più agile il nostro ordinamento democratico. A partire da questa premessa, gli autori discutono i cambiamenti introdotti, e le loro possibili conseguenze, alla luce della storia della Repubblica Italiana.

 

In Loro diranno, noi diciamo (Laterza) Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Corte costituzionale, e Francesco Pallante, professore di Diritto costituzionale, argomentano contro le modifiche alla Costituzione e contro la legge elettorale di recente approvazione. Oltre alle critiche di merito evidenziano le forzature procedurali che hanno connotato il percorso di approvazione della riforma. E offrono infine un confronto, articolo per articolo, del testo della Costituzione vigente con quello che scaturirebbe dalla riforma.

 

Costituzione! (Einaudi) di Salvatore Settis rivendica che non ci sia alcun bisogno di modificare la Costituzione italiana, ma che essa vada piuttosto semplicemente messa in atto. I suoi principi fondamentali – la sovranità popolare, il diritto al lavoro, alla salute, alla cultura, il bene comune – sono giusti e sempre attuali, ma non sono mai stati rispettati. Settis ci dice che la Costituzione è stata tradita, contro l’interesse dei cittadini e invita perciò a difenderla, e a battersi per la sua piena attuazione.

 

Sono stato io! (Salani) di Gherardo Colombo, Anna Sarfatti e Licia Di Biase, nasce come progetto rivolto ai ragazzi e agli insegnanti e pensato per spiegare in modo semplice che cosa sono le regole e a cosa servono. Si è chiesto ai ragazzi di immaginare una “Costituzione di classe” e il  libro raccoglie le domande che hanno rivolto a Colombo e le sue risposte. Domande affatto banali, come “Noi una regola la approviamo quando la maggioranza è favorevole. Secondo te è corretto nei confronti dei contrari?”.

In Italia si cambia (Rubbettino) Giovanni Guzzetta analizza la riforma, sottolineandone luci ed ombre, mettendola in parallelo ai mali storici delleistituzioni italiane. La Costituzione approvata nel 1947 fu un compromesso, ci ricorda, e a lungo l’Italia si è concepita come uno Stato in transizione verso la democrazia, ma non ancora del tutto democratico. Oggi si può finalmente decidere il futuro della Repubblica, votando Sì a un testo che, al di là dei singoli dettagli, ha una fisionomia coerente.

La transazione è (quasi) finita (Giappichelli) di Stefano Ceccanti è un saggio che invita a votare al referendum costituzionale. Ceccanti ricorda che molte delle proposte fatte proprie da questa riforma furono già avanzate, anche se non adottate, dall’Assemblea Costituente. Votare Sì significa sostenere il disegno di un nuovo regionalismo, attraverso la riforma del Senato, ed eliminare la doppia fiducia alle Camere, meccanismo eccessivo che nessun altro Stato adotta.

Stato (Bollati Boringhieri) di Massimo Terni è un saggio che si interroga su cosa sia lo Stato, cogliendone la natura ambivalente, che ne fa insieme l’’amico e il nemico dei suoi cittadini. Per secoli lo Stato ha potenziato ed esteso le sue prerogative sovrane, prima fra tutte il monopolio legale dell’uso della forza e ha spesso esercitato un’’autorità invadente e abusiva, rubando spazio alla Società. Ma oggi lo Stato subisce l’’erosione dei suoi confini, è costretto a cedere sovranità di fronte alla globalizzazione. Potremmo trovarci alle soglie di una società senza Stato?

Tu chiamala, se vuoi, revisione (La vela) di Saulle Panizza si presenta come un dizionario istituzionale, dalla A alla Z, al tempo della riforma Renzi-Boschi. L’intento è quello innanzitutto di rendere comprensibili i termini del dibattito, premessa necessaria a ogni ragionamento di merito. Il libro raccoglie 95 espressioni, illustrate in modo sintetico, con l’intento di spiegare il funzionamento delle nostre istituzioni e i riflessi che avrebbero le modifiche.

La politica delle mani pulite (Chiarelettere) raccoglie cinque discorsi di Sandro Pertini e una selezione di lettere, messaggi presidenziali e interviste (fra cui quelle con Oriana Fallaci e Nantas Salvalaggio). Pertini, contribuì a fondare la Repubblica e a liberare Milano come partigiano antifascista e in seguito fu Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985. Negli interventi qui raccolti emerge una persona libera, onesta, umile e fedele ai propri principi, all’Italia e alla Costituzione.

La riforma costituzionale ai raggi X (Il periscopio delle idee) a cura di Pino Pisicchio e Luigi Tivelli, con prefazione di Stefano Folli, riunisce interventi di autorevoli costituzionalisti, politici e alti funzionari statali, che con uno stile accessibile e divulgativo, sviscerano le ragioni del Sì e le ragioni del No, cercando di dare una visione equilibrata ed esaustiva.

La metematica della democrazia (Bollati Boringhieri) di George G. Szpiro illustra le raffinate insidie della matematica della democrazia. “Qual è il candidato che il popolo ha scelto?” Rispondere non è facile come sembra. Fin dalla nascita della democrazia in Grecia ci si è accorti che la distribuzione dei voti e dei delegati è un problema matematico che può portare a soluzioni paradossali. Che si scelga il proporzionale puro, il maggioritario con correzioni o un altro sistema, c’è sempre modo di arrivare a un paradosso, dove non vince nessuno, vincono tutti o è impossibile distribuire i seggi equamente.

Politica (Bollati Boringhieri) di David Runciman ricorda che, lo si voglia o no, se vogliamo migliorare il mondo la politica è l’unico strumento di cui disponiamo. Runciman riassume i temi portanti della teoria politica attraverso il pensiero di giganti indiscussi come Machiavelli, Hobbes, Constant, Montesquieu, Weber e Rawls, e mostra come le loro idee possano applicarsi alla nostra epoca. Il suo è un invito ai cittadini occidentali a scuotersi, e ad usare al politica per incidere positivamente sulla realtà.

Perché è saggio dire No (Rubbettino) di Valerio Onida e Gaetano Quagliariello ripercorre, attraverso un serrato dialogo tra due dei principali protagonisti, la storia delle riforme in questa legislatura. Da Letta a Renzi, dalla diaspora del centrodestra al patto del Nazareno, il presidente emerito della Corte costituzionale e l’ex ministro raccontano come e quando le riforme hanno “cambiato verso”. E perché muovendo da visioni politiche diverse si ritrovano oggi assieme sul No al referendum.

In Liberiamo la politica (ilMulino) Salvatore Vassallo pone l’accento su come negli ultimi due decenni la politica italiana, di destra e di sinistra, sia rimasta bloccata, incapace di rinnovare i propri gruppi dirigenti e di affrontare in modo incisivo i problemi del paese. Vassallo vede in questa situazione di incapacità un pericolo per la democrazia, e nella riforma l’occasione di sbloccare la situazione, ridando alla politica la possibilità di agire, e la responsabilità di governare.

La Costituzione bene comune (Ediesse) è un vademecum delle ragioni del No al referendum costituzionale, curato dal Comitato per il No, e raccoglie gli interventi di giuristi e costituzionalisti quali Azzariti, Besostri, Carlassare, Ferrara, Gallo, Grandi, Pace, Rodotà, Villone e Zagrebelsky. Per ogni motivazione avanzata da chi sostiene la riforma, vengono evidenziate le obiezioni, di principio, ma anche e soprattutto tecniche, poste da chi è convinto che vada respinta.

L’assedio (Longanesi) di Michele Ainis va alle radici della crisi di legalità in cui si trova l’Italia, dal lavoro nero all’evasione fiscale, dall’abusivismo edilizio ai trucchetti nei concorsi. Essa ha le sue radici nel rapporto truffaldino che la politica intrattiene con la Costituzione. Come potremmo prendere sul serio le leggi in vigore, se la legge più alta viene vilipesa di continuo? Se il cattivo esempio viene dalle nostre classi dirigenti? In questo gioco al ribasso la stessa Costituzione è sotto assedio. Questo libro si propone come “un contributo per resistere”.

La questione costituzionale in Italia (Il Mulino) di Paolo Pombeni ricostruisce la storia dell’Assemblea Costituente e della nascita della Costituzione italiana. La colloca nel contesto storico post risorgimentale, esamina le diverse interpretazioni che il pensiero giuridico ha elaborato circa il potere costituente, esamina le principali posizioni dell’opinione pubblica prima e durante i lavori dell’Assemblea e ricostruisce l’iter concreto dei lavori, illustrando i punti caldi del dibattito.

Bisogna saper perdere (Bollati Boringhieri) di Filippo Maria Battaglia (già autore di Lei non sa chi ero io!, sulla “casta” della prima Repubblica) e Paolo Volterra racconta l’uscita di scena di alcuni degli uomini più potenti d’Italia. I dubbi di Umberto II e Mario Segni, il risentimento di Parri e Prodi, l’amarezza di De Gasperi, il cinismo di Togliatti, gli insuccessi di Nenni e Fini, la rabbia di Craxi, l’ostinazione di Berlusconi. La sconfitta, dicono gli autori, svela meglio di ogni vittoria la natura degli uomini e la maturità di una democrazia.

Dalla parte della Costituzione (Imprimatur) di Antonio Ingroia coglie una continuità tra le intenzioni di Licio Gelli e quelle di Matteo Renzi, entrambi ostili alla Costituzione. Ingroia ricostruisce il percorso che ha generato questa riforma, attraverso gli ultimi quarant’anni di storia italiana, districandosi tra vicende mafiose, misteri di Stato e ingerenze della massoneria deviata e internazionale, fino al governo Renzi. E invita a farsi “partigiani della Costituzione”, votando No al referendum costituzionale.

A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca (Chiarelettere) raccoglie gli scritti di don Lorenzo Milani relativi alla vicenda che dal 1965 lo vide processato per apologia di reato, per aver difeso l’obiezione di coscienza alla leva militare. In apertura viene proposta la lettera ai giudici, cui segue la lettera ai cappellani militari dove don Milani definì l’obiezione di coscienza “un insulto alla patria, estraneo al comandamento cristiano dell’amore ed espressione di viltà”. Quello che emerge è un prepotente invito a sentirsiresponsabili, a battersi contro le leggi ingiuste, a servire la verità.

La Costituzione e la Bellezza (La nave di Teseo) di Michele Ainis e Vittorio Sgarbi è un commento letterario e illustrato alla nostra Costituzione in sedici capitoli. In un intreccio tra arte, diritto e letteratura, gli autori offrono una miriade di riferimenti, assonanze, simmetrie, tratti dalle diverse arti e ispirati ai principi costituzionali, che evidenziano la bellezza della Costituzione e come essa sia parte del nostro patrimonio culturale.

Il vangelo secondo Matteo di Giuseppe Lombardo è una guida al voto, una sorta di bignami, che riassume e indaga i contenuti della riforma. L’autore, piuttosto che esporre le proprie opinioni personali, si è proposto di dare ai lettori uno strumento per orientarsi e comprendere il motivo della grande enfasi mediatica pro e contro la riforma (disponibile solo in versione ebook).

Rassegna de ilLibraio.it del 18/10/2016 che inserisce “Tu chiamala se vuoi revisione”, scritto da Saulle Panizza ed edito da Edizioni La Vela, tra i libri consigliati per arrivare preparati al referendum costituzionale.

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